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N.18
25 agosto 2024 – Eleonora Corradi
L’impresa del K2: un simbolo di rinascita per l’Italia
L’epica scalata del K2 nel 1954 rappresentò molto più di una semplice conquista alpinistica; divenne un simbolo di orgoglio nazionale per un’Italia ancora ferita dalle devastazioni della Seconda Guerra Mondiale. Il 3 agosto di quell’anno, un messaggio cifrato inviato da Skardu (una delle città pachistane più vicine al K2) confermò ufficialmente il successo della spedizione, facendo esplodere l’entusiasmo in tutto il Paese. La notizia occupò immediatamente le prime pagine dei quotidiani e gli alpinisti furono accolti come veri e propri eroi al loro ritorno in patria. Sfilate, cerimonie e festeggiamenti in tutto il Paese salutarono i membri della spedizione, che furono paragonati ai campioni sportivi dei Mondiali di calcio. La conquista del K2, seconda montagna più alta del mondo, non solo dimostrava l’abilità e la determinazione degli alpinisti italiani, ma segnava anche il ritorno dell’Italia sulla scena internazionale come protagonista di imprese di livello mondiale.
La pianificazione e l’equipaggiamento dell’impresa sul K2: la chiave del successo.
Il trionfo sul K2 fu il risultato di una preparazione meticolosa e di un equipaggiamento all’avanguardia. La spedizione, guidata dal noto geologo e alpinista Ardito Desio, era composta da un gruppo selezionato di alpinisti provenienti da tutte le Alpi italiane. Lungo la cresta sud-est, nota come Sperone Abruzzi (in onore del tentativo di scalata del 1909 guidato dal Duca degli Abruzzi) furono installati nove campi d’alta quota, con ben sei chilometri di corde fisse, fondamentali per la sicurezza durante l’ascesa. L’equipaggiamento utilizzato era il migliore disponibile all’epoca: giacche e pantaloni in piumino per affrontare il freddo estremo, scarponi progettati per prevenire il congelamento, e, per la prima volta, corde in nylon, un’innovazione che avrebbe negli anni successivi rivoluzionato l’alpinismo moderno. Questa combinazione di preparazione, tecnologia e determinazione permise agli alpinisti italiani di affrontare una delle montagne più pericolose del mondo con successo.
La vetta e la discesa dal K2: una sfida senza fine.
Il 31 luglio 1954, alle sei di sera, Lino Lacedelli, ventinovenne di Cortina d’Ampezzo, e Achille Compagnoni, guida alpina quarantenne di Santa Caterina Valfurva, in Valtellina, raggiunsero finalmente la vetta del K2 a 8611 metri di altitudine. Esauriti ma trionfanti, i due si abbracciarono sulla cima della montagna, segnando un momento storico per l’alpinismo mondiale. Tuttavia, il raggiungimento della vetta non segnò la fine delle difficoltà. Con il tramonto imminente, i due alpinisti dovettero iniziare immediatamente la discesa, affrontando una sfida estremamente pericolosa senza l’ossigeno supplementare, lasciato in cima. Movimenti lenti e faticosi li accompagnarono nella discesa, mentre affrontavano il percorso di ritorno che li portò attraverso un canalone ghiacciato, una delle maggiori insidie del percorso. Solo alle undici di sera riuscirono a raggiungere il campo VIII, accolti dai compagni, tra cui Erich Abram e Pino Gallotti, e dai portatori Isakhan e Amir Mahdi, lo stesso che la notte precedente aveva condiviso con Walter Bonatti un bivacco di emergenza a 8100 metri (un evento che in seguito avrebbe generato accese polemiche).
Al campo base, intanto, nessuno era a conoscenza del successo della scalata. Le comunicazioni radio erano molto limitate e rimasero silenziose, lasciando il resto della spedizione in attesa di notizie per tutta la notte, tra timori, preoccupazioni e ricordi dolorosi di incidenti precedenti, come la tragica morte di Mario Puchoz, vittima di un edema polmonare solo un mese prima.
L’importanza del lavoro di squadra per la scalata del K2.
Il successo della spedizione fu il frutto di un impegno collettivo straordinario. Il gruppo, composto da 12 membri, includeva alcune delle figure più illustri dell’alpinismo italiano dell’epoca, provenienti da ogni angolo delle Alpi italiane, dal Piemonte al Friuli, e per la maggior parte di loro, tranne Erich Abram, si trattava della prima scalata al di fuori dell’Europa. Tra i partecipanti spiccavano giovani come Walter Bonatti, che compì 24 anni durante la spedizione, e veterani come Gino Soldà, di 47 anni. Ogni alpinista portava con sé storie e competenze diverse: guide alpine, artigiani, commercianti, albergatori e ingegneri. A supporto della spedizione c’erano anche un cineoperatore di bologna (Mario Fantin), autore di tutte le riprese, e un medico (Guido Pagani) che era anche esperto alpinista. Un gruppo eterogeneo, quindi, ma unito dalla passione comune e incrollabile per la montagna.
Le polemiche che seguirono l’impresa del K2.
Nonostante il trionfo, la spedizione del K2 fu seguita da aspre polemiche, che continuarono a lungo dopo il ritorno degli alpinisti. Al centro del dibattito vi fu l’episodio che coinvolse Walter Bonatti e il portatore Amir Mahdi, costretti a passare una notte all’addiaccio a 8.100 metri, a causa di una presunta mancanza di comunicazione o di una decisione deliberata da parte di Lacedelli e Compagnoni. Questo evento causò gravi congelamenti a Mahdi, che lo costrinsero a subire l’amputazione delle dita dei piedi; Bonatti, in particolare, si sentì tradito e ingiustamente accusato, e sostenne per anni che Lacedelli e Compagnoni avessero volutamente indicato una posizione errata per il deposito delle bombole d’ossigeno, per evitare di condividere con lui il merito della scalata. Solo decenni più tardi, la versione di Bonatti fu in parte riconosciuta grazie a nuove testimonianze e documenti, ma le polemiche lasciarono a lungo un’ombra sull’impresa, offuscandola parzialmente.
PAROLE DIFFICILI
L’alpinismo: la pratica e la tecnica dello sport che ha come scopo la scalata di montagne e di pareti rocciose. Mountaineering: the practice and technique of the sport of climbing mountains and rock faces.
- L’alpinismo è molto praticato nelle zone delle Dolomiti italiane.
- Mountaineering is widely practised in the areas of the Italian Dolomites.
L’alpinista: sportivo che pratica l’alpinismo. The mountaineer: sportsman who practises mountaineering.
- Luigi è un alpinista molto esperto.
- Luigi is a very experienced mountaineer.
La scalata: ascensione alpinistica lungo una parete rocciosa o ghiacciata, di notevole difficoltà. Climb: alpine ascent along a rocky or icy wall of considerable difficulty.
- La storia della scalata del K2 presenta aspetti controversi.
- The history of the climbing of K2 has controversial aspects.
Il bivacco: in alpinismo, sosta notturna in tenda, grotta naturale o sul fondo di un crepaccio. The bivouac: in mountaineering, overnight stay in a tent, natural cave or at the bottom of a crevasse.
- Abbiamo allestito un bivacco all’interno di una grotta naturale per ripararci dal vento.
- We set up a bivouac inside a natural cave to shelter from the wind.
Il canalone: solco profondo che intaglia le pareti rocciose delle montagne. The gully: a deep canyon that carves through the rock faces of the mountains.
- Durante la discesa, gli alpinisti hanno dovuto attraversare un canalone ghiacchiato.
- During the descent, climbers had to cross an icy gully.
E ORA TOCCA A VOI!
Scrivere la parola giusta o il sinonimo ogni descrizione.
Write the correct word or synonym for each description.
Escursione – Vetta – Rifugio – Piccozza – Ramponi – Ghiacciaio – Itinerario – Alta quota – Bussola – Arrampicarsi
Strumento usato nell’alpinismo su ghiaccio o neve dura. ________________
Oggetto che indica il Nord. ________________
Altitudine elevata. ________________
Salire su luoghi verticali aiutandosi con mani e piedi. ________________
Percorso prescelto, da seguire. ________________
Gita. ________________
La sommità di una montagna. ________________
Attrezzi fissati sotto le scarpe per non scivolare su neve o ghiaccio. ________________
Vasta distesa di neve e ghiaccio perenne. ________________
Edificio in legno che offre temporaneamente riparo agli alpinisti. ________________

