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Le Ultime dallo Stivale
Eveline Baseggio e Eleonora Corradi
IL GIUBILEO: TRA FEDE, STORIA E ARTE
USCITA SPECIALE – 25 giugno 2025
N.12 – ASCOLTA LARTE E METTILA DA PARTE
N.28 – LE ULTIME DALLO STIVALE
Cosa hanno in comune la speranza, il perdono e la strada che porta a Roma? Ogni 25 anni, la Città Eterna si prepara ad accogliere milioni di pellegrini da tutto il mondo per vivere un evento unico nel suo genere, che unisce perdono, pellegrinaggio e rinnovamento interiore: il Giubileo. Ma cos’è esattamente questo rito antico? Da dove nasce e cosa significa per i fedeli e per la città? Essendo attualmente in corso il Giubileo del 2025, vale la pena riscoprire le radici storiche e spirituali di questa tradizione secolare.
Le origini: dalla Bibbia al papato
Il termine “Giubileo” ha origini ebraiche: deriva dall’ebraico yobel, che indicava il corno di montone usato per annunciare l’inizio di un anno speciale, celebrato ogni 50 anni, durante il quale si lasciava riposare la terra per garantirne la fertilità negli anni successivi, si restituivano i beni confiscati, si liberavano gli schiavi e si perdonavano i debiti. Era quindi un tempo di riconciliazione sociale e spirituale.
Ci sono testimonianze storiche che menzionano eventi precursori del Giubileo, come la “Indulgenza dei Cent’anni” e la “Perdonanza Celestiniana”, tuttora celebrata a L’Aquila, in cui veniva promessa la remissione delle colpe in seguito a un pellegrinaggio; ma il primo vero e proprio Giubileo ufficiale fu indetto da Papa Bonifacio VIII nel 1300. Si trattò di un evento di straordinaria portata: ai pellegrini che si recavano a Roma per visitare le basiliche di San Pietro e San Paolo veniva concessa l’indulgenza plenaria, cioè il perdono di tutti i peccati. L’iniziativa ebbe un successo enorme e Roma si trasformò in una meta di massa, con folle di fedeli attratte dalla possibilità di redenzione.
Inizialmente il Giubileo era previsto ogni cento anni, ma la frequenza fu poi ridotta a ogni 50 anni da Papa Clemente VI nel 1350, e infine stabilita a ogni 25 anni da Papa Paolo II nel 1470, per consentire a ogni generazione di viverne almeno uno.
Il Giubileo viene comunemente chiamato “Anno Santo” non solo perché scandito da una serie di riti sacri, ma anche perché promuove la santità di vita. Può essere ordinario (se cade secondo la cadenza stabilita) o straordinario (se viene indetto in seguito a eventi eccezionali).
Un Anno Santo per la Chiesa e per il mondo
Il Giubileo è oggi un tempo eccezionale di grazia e rinnovamento spirituale per i credenti cattolici. Il suo nucleo centrale è l’indulgenza plenaria, che si ottiene seguendo alcuni gesti simbolici: attraversare la Porta Santa, confessarsi, ricevere l’Eucaristia, pregare secondo le intenzioni del Papa e compiere un atto di carità o penitenza.
Ma il Giubileo non è solo un evento religioso. Ha anche una forte valenza sociale e politica. Nei secoli passati ha spinto i papi a promuovere la pace tra i regni cristiani, a liberare schiavi, a condonare pene e, più recentemente, a lanciare appelli contro la povertà e per la giustizia globale. Il Giubileo del 2000, ad esempio, voluto da Giovanni Paolo II, fu accompagnato da una forte spinta ecumenica e interreligiosa e da richieste di remissione del debito ai Paesi poveri.
La Porta Santa e il rito dell’apertura
Uno dei momenti più simbolici del Giubileo è l’apertura della Porta Santa nelle quattro basiliche maggiori di Roma: San Pietro in Vaticano, San Giovanni in Laterano, San Paolo fuori le Mura e Santa Maria Maggiore. La Porta Santa è normalmente murata e viene aperta solo durante gli Anni Santi. L’apertura simboleggia l’inizio di un cammino spirituale straordinario, un passaggio verso la salvezza e la riconciliazione.
Il rito dell’apertura della Porta Santa di San Pietro è stato celebrato dal Papa la vigilia di Natale 2024, segnando l’inizio dell’Anno Santo, mentre la chiusura avverrà il 6 gennaio 2026. L’ultimo Giubileo ordinario, nel 2000, vide la partecipazione di oltre 25 milioni di fedeli. Il Giubileo straordinario della Misericordia nel 2015-2016, indetto da Papa Francesco, fu diffuso in tutte le diocesi del mondo, con l’apertura anche di “Porte Sante” locali.
Un evento universale con radici romane
Il Giubileo resta profondamente radicato nella città di Roma, che da secoli si trasforma per accogliere folle di pellegrini. Ma è anche un evento di respiro globale, che coinvolge diocesi, parrocchie e fedeli in tutto il mondo. In un’epoca segnata da guerre, crisi climatiche e disuguaglianze, il Giubileo si propone come un tempo di speranza e di riconciliazione.
Nel 2025, il motto scelto da Papa Francesco è Pellegrini di speranza. Un invito, più che mai attuale, a guardare al futuro con fiducia, riscoprendo la forza del perdono, del cammino condiviso e della fede che unisce.
Il percorso giubilare: un viaggio del corpo e dello spirito
Durante il Giubileo, i fedeli sono invitati a compiere un pellegrinaggio verso le basiliche romane, ma anche verso santuari e luoghi di fede nelle loro città. A Roma, il cosiddetto “percorso giubilare” collega le basiliche maggiori attraverso itinerari a piedi che uniscono arte, spiritualità e riflessione.
Il Vaticano ha già messo in atto progetti di riqualificazione urbana in vista del Giubileo 2025, tra cui nuovi percorsi pedonali, servizi per i pellegrini e iniziative culturali volte ad accogliere fedeli e turisti in uno spirito di inclusività e sostenibilità.
Le sette chiese e il senso del pellegrinaggio a Roma
Il percorso giubilare più tradizionale è ancora oggi quello tracciato nel XVI secolo da San Filippo Neri. Si estende per circa 25 km attraverso la città e la campagna romana, toccando sette basiliche: San Pietro, Santa Maria Maggiore, San Lorenzo Fuori le Mura, Santa Croce in Gerusalemme, San Giovanni in Laterano, San Paolo Fuori le Mura e San Sebastiano Fuori le Mura. Più che un semplice itinerario, si tratta di un cammino devozionale e trasformativo, scandito da reliquie preziose e da opere d’arte che vanno dai primi secoli del Cristianesimo al Barocco.
Chi era San Filippo Neri?
Sacerdote e santo fiorentino, San Filippo è una figura amatissima a Roma, dove molti luoghi portano ancora oggi il suo nome. Affettuosamente chiamato Pippo Bbono, egli giunse a Roma come pellegrino penitente, privo di una meta precisa. Fu proprio qui che maturò la sua vocazione, fino a ricevere gli ordini sacerdotali e fondare la Congregazione dell’Oratorio, un’istituzione che promosse la crescita spirituale, culturale e sociale della città.
Il suo apostolato, rivolto soprattutto ai laici, ai giovani e ai poveri, ebbe un ruolo fondamentale nel rafforzamento della fede durante la Controriforma. La sua proposta di fede passava attraverso un coinvolgimento diretto dei sensi e delle emozioni: Filippo, infatti, prediligeva luoghi appartati per la preghiera, come le catacombe, le chiese isolate e i sagrati nelle ore notturne. Proprio in questi spazi nacque l’idea del dialogo spirituale e dell’incontro personale, che divenne il cuore del suo Oratorio.
Il significato delle chiese scelte da Filippo
Le basiliche del percorso non furono scelte a caso: ognuna rappresenta una tappa significativa nella storia della Chiesa e nel cammino del pellegrino.
Il viaggio parte simbolicamente da San Pietro, centro della Cristianità, ma soprattutto luogo del martirio e della sepoltura dell’apostolo Pietro, il primo Papa. A lui si affianca San Paolo, patrono della città insieme a Pietro, il cui corpo riposa nell’omonima basilica. Mentre Pietro incarna la fedeltà e la vicinanza quotidiana a Gesù, pur con le sue fragilità, Paolo rappresenta il convertito, il persecutore divenuto messaggero del Vangelo senza aver mai conosciuto il Cristo in vita. Due percorsi spirituali opposti, ma complementari. Secondo la tradizione, le teste di questi due importanti santi cristiani sono conservate nella Basilica di San Giovanni in Laterano, cattedrale di Roma e parte del percorso giubilare, sotto un maestoso baldacchino del 1370.
Due tappe importanti sono dedicate a figure femminili fondamentali nella storia cristiana: Maria, madre di Gesù, e Sant’Elena. La Basilica di Santa Maria Maggiore, il più antico luogo di culto mariano a Roma, conserva la reliquia della culla di Gesù, rimando diretto all’Incarnazione e al mistero dell’Avvento. La Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, invece, è legata alla Passione di Cristo e a Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino e prima grande pellegrina. Nel 326 Elena si recò a Gerusalemme per ritrovare le reliquie della Croce. Portò a Roma ciò che trovò, insieme alla terra del Calvario, che fu posta sotto le fondamenta della basilica, trasformandola in un grande reliquiario della Passione.
Chiudono il percorso le basiliche di San Lorenzo Fuori le Mura e San Sebastiano Fuori le Mura, che commemorano due martiri del III secolo. San Lorenzo, diacono sotto Papa Sisto II, e San Sebastiano, soldato e guardia imperiale sotto Diocleziano, sono esempi di coraggio e carità cristiana, modelli di santità capaci di ispirare anche oggi. Entrambi affrontarono la morte per la fede, testimoniando una vita all’insegna dell’amore verso Dio e il prossimo.
La speciale devozione a San Sebastiano Fuori le Mura
Questa basilica sorge sopra un vasto complesso catacombale, luogo di memoria per numerosi martiri tra cui San Sebastiano stesso. Filippo Neri amava profondamente questo spazio e spesso vi si recava per pregare. Durante la veglia di Pentecoste del 1544, qui visse una mistica esperienza: mentre pregava davanti a un crocifisso ligneo, oggi conservato nell’ex sacrestia settecentesca, fu colpito da una visione mistica. Un globo di fuoco gli penetrò nel petto, fratturandogli due costole per fare spazio a un cuore divenuto, secondo i medici dell’epoca, eccezionalmente grande. Un segno tangibile del suo amore smisurato per Dio e per l’umanità.
Oggi la basilica conserva anche due reliquie straordinarie: l’impronta dei piedi di Cristo, proveniente dalla vicina chiesetta del Domine Quo Vadis, legata alla leggenda dell’incontro tra Gesù e Pietro sulla via Appia, e il busto del Salvator Mundi, ultima scultura di Gian Lorenzo Bernini, realizzata nel 1679 su richiesta dell’amica Cristina di Svezia. Recenti studi hanno rivelato che Bernini si sarebbe ispirato alla Sacra Sindone di Torino, offrendo una sorprendente interpretazione tridimensionale del volto di Cristo.
Un cammino antico, ancora attuale
Il Giubileo, oggi come ieri, continua a essere un invito a mettersi in cammino. Attraverso la storia, l’arte e la fede, ogni passo sulle vie di Roma diventa un passo verso l’incontro con se stessi e con il divino.
Partecipare al Giubileo non significa solo vivere un’esperienza spirituale profonda, ma anche immergersi nella bellezza artistica e culturale che ha attraversato i secoli. Le chiese, i simboli, i dipinti e le sculture raccontano una storia di fede incarnata nell’arte, e permettono ai pellegrini di esplorare Roma con occhi nuovi, alla scoperta di un patrimonio universale che continua a parlare al cuore di chi cerca spiritualità, armonia interiore, pace e bellezza.
Opere: Antoniazzo Romano, Storie della Vera Croce, 1492, Santa Croce in Gerusalemme, Roma; Gianlorenzo Bernini, Salvator Mundi, 1679, San Sebastiano Fuori le Mura, Roma; Guercino, San Filippo Neri in Estasi, 1662, Santa Maria di Galliera, Bologna; Pellegrini giungono a Roma, XIV secolo, dal manoscritto “Cronache” di Giovanni Sercambi, Archivio di Stato, Lucca.
Musiche nel podcast: Charles Chaitman

Eleonora Corradi
Born and raised in Milan, she studied and worked in Milan (where she obtained her PhD), London, Grenoble, Bern, Paris, and New York. She currently works in technical translation and teaches Italian as a second language.
She is the author and translator of numerous scientific articles published in specialized journals and has contributed to writing content for La Settimana Enigmistica and for publications by international schools.
For nearly twenty years, she has been teaching Italian to foreigners, and for the past ten years, she has worked at Collina Italiana. During her lessons, she enjoys enriching the teaching of language and grammar with the reading of articles, books, comics, and short texts, with the aim of introducing her students to Italian culture, traditions, and typical expressions. She also uses games and fun facts about the language, its origins, and word usage.




