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N.43
25 settembre 2026 – Eleonora Corradi
Italiani famosi: Enrico Fermi, da Roma all’America, l’uomo che cambiò la fisica
Centoventicinque anni fa, precisamente il 29 settembre 1901, nasceva a Roma Enrico Fermi, uno degli scienziati più importanti del Novecento e probabilmente il fisico italiano più famoso nel mondo. Premio Nobel per la fisica nel 1938, a soli 37 anni, protagonista della nascita della fisica nucleare e poi del programma atomico americano, Fermi ebbe una vita relativamente breve (morì a Chicago nel 1954, a soli 53 anni), ma straordinariamente intensa.
La sua storia è anche profondamente legata alle vicende dell’Italia del suo tempo. Comincia nella Roma dei primi del Novecento, attraversa gli anni del fascismo e delle leggi razziali e continua negli Stati Uniti, dove Fermi trascorse gli ultimi quindici anni della sua vita e divenne cittadino americano. A 125 anni dalla nascita, ripercorrere la sua vita significa quindi raccontare non solo la storia di un grande scienziato, ma anche un pezzo di storia italiana e americana.
Enrico Fermi: un giovane con un talento eccezionale.
Fermi dimostrò fin da giovanissimo una straordinaria predisposizione per la matematica e la fisica. Nel 1918 entrò alla prestigiosa Scuola Normale Superiore di Pisa, dove si laureò in fisica nel 1922. Negli anni successivi studiò anche a Gottinga, in Germania, e a Leida, nei Paesi Bassi, entrando in contatto con alcuni dei protagonisti della nuova fisica europea.
Dopo un periodo all’Università di Firenze, nel 1927 diventò professore di fisica teorica all’Università di Roma. Aveva appena 26 anni e sarebbe rimasto a Roma fino al 1938. Fu l’inizio di uno dei periodi più affascinanti della storia della scienza italiana.
Enrico Fermi e i ragazzi di via Panisperna.
A Roma, nell’Istituto di Fisica situato in via Panisperna, Fermi riunì intorno a sé un gruppo di giovani studiosi destinati a diventare famosi: Franco Rasetti, Emilio Segrè, Edoardo Amaldi, Bruno Pontecorvo ed Ettore Majorana, solo per citarne alcuni.
Passarono alla storia come “i ragazzi di via Panisperna”. Il loro ambiente di lavoro era molto meno formale di quanto si potrebbe immaginare e il gruppo divenne celebre anche per i soprannomi attribuiti ai suoi componenti. Fermi era chiamato “il Papa”, per la sua autorevolezza e soprattutto per la convinzione dei colleghi che, nelle questioni di fisica, avesse quasi sempre ragione.
Fu proprio a Roma che il gruppo condusse negli anni Trenta importanti esperimenti sulla radioattività e sui neutroni. Nel 1934 Fermi e i suoi collaboratori scoprirono che rallentando i neutroni, per esempio facendoli passare attraverso la paraffina, aumentava la loro capacità di provocare determinate reazioni nucleari. Queste ricerche aprirono la strada a sviluppi che avrebbero cambiato per sempre la fisica e la storia.
Enrico Fermi e il Nobel che diventa una via di fuga.
Nel 1938 Fermi ricevette il Premio Nobel per la Fisica per le sue ricerche sulla radioattività prodotta dai neutroni e sulle reazioni nucleari provocate dai neutroni lenti. Ma proprio quell’anno l’Italia fascista aveva promulgato le leggi razziali. La moglie di Fermi, Laura Capon, era ebrea e la situazione era diventata sempre più preoccupante per la famiglia.
Il viaggio a Stoccolma per ricevere il Nobel offrì loro l’occasione di lasciare il Paese. Fermi, Laura e i loro due figli partirono dall’Italia per la cerimonia e non tornarono più: dopo Stoccolma proseguirono verso gli Stati Uniti, dove Fermi aveva accettato una posizione alla Columbia University di New York.
È uno degli episodi più significativi della sua biografia: l’Italia celebrava uno dei suoi scienziati più brillanti proprio mentre proprio le sue leggi lo spingevano ad abbandonare il Paese.
La nuova vita di Enrico Fermi negli Stati Uniti.
Negli Stati Uniti Fermi trovò immediatamente un ambiente pronto ad accoglierlo. Dal 1939 al 1942 insegnò fisica alla Columbia University di New York e continuò le ricerche sulla fissione nucleare e sulla possibilità di produrre una reazione a catena.
Il momento decisivo arrivò il 2 dicembre 1942 a Chicago. Sotto le gradinate dello stadio dell’Università di Chicago, Fermi e la sua équipe riuscirono a ottenere la prima reazione nucleare a catena controllata e autosostenuta della storia. Era nata Chicago Pile-1, il primo reattore nucleare.
Quel risultato apriva possibilità enormi per la produzione di energia, ma il mondo era in guerra e le sue prime applicazioni furono legate, purtroppo, allo sforzo bellico.
Enrico Fermi e la bomba atomica.
Fermi partecipò infatti al Progetto Manhattan, il programma segreto americano per la costruzione della bomba atomica, e lavorò a Los Alamos insieme ad alcuni dei più importanti scienziati dell’epoca.
Un episodio racconta perfettamente il suo modo di ragionare. Il 16 luglio 1945, durante il Trinity Test nel deserto del New Mexico, Fermi si trovava a diversi chilometri dal punto dell’esplosione. Poco prima che arrivasse l’onda d’urto lasciò cadere dei piccoli pezzi di carta; osservando di quanto venivano spostati, fece rapidamente una stima della potenza dell’esplosione.
Un esperimento semplicissimo per misurare un fenomeno mai osservato prima: un esempio perfetto della sua eccezionale capacità di trasformare problemi enormemente complessi in calcoli relativamente semplici.
Enrico Fermi: un italiano diventato anche americano.
Nel 1944 Fermi divenne cittadino americano. Dopo la guerra tornò all’Università di Chicago, dove continuò a insegnare e fare ricerca fino alla morte, il 28 novembre 1954.
La vita di Enrico Fermi si svolse così tra due Paesi. In Italia si formò, costruì il gruppo dei ragazzi di via Panisperna e realizzò le ricerche che gli valsero il Premio Nobel; negli Stati Uniti trovò una nuova patria e partecipò ad alcune delle scoperte scientifiche che avrebbero segnato il Novecento.
La sua storia racconta però anche una delle grandi contraddizioni dell’Italia di quegli anni. Nel 1938 Fermi partì per Stoccolma come uno dei simboli più prestigiosi della scienza italiana, ma non poteva più considerare sicuro per la propria famiglia quello stesso Paese che lo aveva formato e celebrato. Gli Stati Uniti accolsero lui e molti altri scienziati europei costretti a lasciare la loro patria negli anni del fascismo e del nazismo.
A 125 anni dalla sua nascita, ricordare Enrico Fermi significa quindi celebrare non soltanto uno dei più grandi scienziati italiani, ma anche riflettere su quanto la scienza, proprio come le persone, possa attraversare frontiere e appartenere a più di un Paese. Nato a Roma e diventato cittadino americano, Fermi lasciò un’eredità che appartiene all’Italia, agli Stati Uniti e, soprattutto, alla storia della scienza.
LO SAPEVATE?
Il nome di Enrico Fermi è rimasto impresso nella scienza in molti modi diversi. Dal suo nome derivano i fermioni, una grande famiglia di particelle che comprende, tra le altre, elettroni, protoni e neutroni; il fermio, l’elemento chimico numero 100 della tavola periodica; e Fermilab, uno dei più importanti laboratori di fisica degli Stati Uniti, vicino a Chicago. Pochi scienziati possono vantare di aver lasciato il proprio nome contemporaneamente tra le particelle dell’universo, gli elementi chimici e i grandi centri della ricerca scientifica!
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E ORA TOCCA A VOI!
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Il paradosso di Fermi
Negli anni Cinquanta, durante una partita / conversazione / passeggiata con alcuni colleghi, Enrico Fermi si pose una domanda apparentemente semplice: se nell’universo esistono miliardi di stelle e edifici / strumenti / pianeti, dove sono tutti?
Secondo Fermi, considerando le enormi dimensioni / abitudini / temperature e l’età dell’universo, è ragionevole pensare che la vita intelligente possa essersi dimenticata / trasferita / sviluppata anche su altri pianeti. Alcune civiltà potrebbero addirittura essere molto più antiche e tecnologicamente rumorose / avanzate / affollate della nostra.
In questo caso, però, dovremmo aver trovato qualche traccia / decisione / abitudine della loro esistenza: un segnale, un messaggio o qualche altra forma di viaggio / comportamento / contatto. E invece, fino a oggi, non abbiamo trovato / organizzato / ricevuto prove certe dell’esistenza di civiltà extraterrestri.
Questa apparente conseguenza / contraddizione / collaborazione è conosciuta come “paradosso di Fermi”: se è così probabile che nell’universo scompaiano / cambino / esistano altre forme di vita intelligente, perché non ne abbiamo ancora trovata nessuna?





