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Ascolta l'arte e mettila da parte

di Eveline Baseggio

TESEO: L'ANTIEROE?

10 luglio 2024

 USCITA N.3

Cosa significa essere un eroe? In questi giorni ho affrontato questo tema con mio figlio di sette anni che studiava per l’esame finale di studi sociali e mi sono resa conto di quanto sia difficile trovare una definizione appropriata. E, quindi da brava studiosa, mi sono affidata al dizionario. Ecco la definizione secondo il sito della Treccani:

“Nella mitologia di vari popoli primitivi, essere semidivino al quale si attribuiscono gesta prodigiose e meriti eccezionali. Nel linguaggio comune, chi, in imprese guerresche o di altro genere, dà prova di grande valore e coraggio affrontando gravi pericoli e compiendo azioni straordinarie. Chi dà prova di grande abnegazione e di spirito di sacrificio per un nobile ideale.”

Quindi ne deduco che un eroe deve avere tre componenti: coraggio, nobili ideali e abnegazione. Non un’impresa non facile direi, come la storia di Teseo ci racconta.
La domanda a cui vorrei rispondere in questo nuovo episodio è: che tipo di eroe è Teseo? E cosa possiamo imparare dalla sua storia?

Abbiamo già incontrato Teseo attraverso gli occhi di Arianna. Lui è il giovane principe ateniese che, arrivato a Creta con le altre vittime sacrificali, aveva coraggiosamente ucciso il tremendo Minotauro e poi era scappato con Arianna, abbandonandola infine nell’isola di Nasso sulla via verso Atene. Già qui appare la prima contraddizione. Teseo salva le vittime, salva Arianna dalla furia del padre ma poi l’abbandona. C’è qualcosa che non quadra in questa vicenda, per usare un’espressione che amo. Per capire il comportamento di Teseo, dobbiamo prima conoscerlo.

Chi era Teseo?
Come nel caso di molti eroi, il concepimento di Teseo fu abbastanza inconsueto ed egli avrebbe avuto due padri, uno terreno e uno divino: Egeo, sovrano di Atene, e il dio Poseidone, entrambi legati al mare, visto che il primo diede nome al mare Egeo e il secondo era il protettore delle acque. Secondo la leggenda, Egeo aveva già avuto due mogli ma nessuna gli aveva concepito un figlio. Si recò quindi all’oracolo di Delfi per capire come ottenere questo erede tanto agognato e ricevette, come sempre accade, un responso alquanto sibillino “Non aprire l’otre prima di essere ad Atene.” Non capendo il significato del messaggio dell’oracolo, Egeo non ritorna subito in patria ma allunga il suo viaggio fino a raggiungere la piccola città di Trezene, dove regnava Pitteo, un uomo che aveva fama di saggio. Pitteo, che aveva compreso perfettamente il responso divino, vuole che sia sua figlia, Etra, a dare ad Egeo un erede e fa in modo che i due passino una notte d’amore. Il problema è che, quella stessa notta, apparentemente indotta da un sogno, Etra si era congiunta anche col dio Poseidone, motivo per cui si parla di doppio concepimento…

Sarà Egeo, comunque, a rivendicare il figlio di Etra. Prima di ritornare ad Atene, il re lascia due oggetti importanti alla giovane: la sua spada e i suoi sandali. Li copre con una grossa pietra e le dice che se mai avesse concepito un figlio abbastanza forte da sollevare quella roccia, allora lo avrebbe dovuto mandare da lui per essere riconosciuto. E così accadde. 

La vicenda di Teseo può essere divisa, a grandi linee, in tre tappe fondamentali che rappresentano una sorta di percorso iniziatico. Vorrei dare a queste tre tappe i seguenti titoli: Teseo, il secondo Eracle; Teseo e la vittoria sul Minotauro; ed infine, Teseo, il sovrano illuminato.

L’immagine eroica di Teseo si avvicina molto a quella di Eracle. Secondo Plutarco, che ci ha lasciato una biografia preziosa su Teseo, il giovane eroe era un grande ammiratore di Eracle, lo sognava di notte e aspirava ad emularne le gesta di giorno. Plutarco suggerisce che i due fossero uniti anche da legami di sangue, essendo cugini per parte di madre. Secondo un’altra fonte antica, mentre cresceva nella casa del nonno Pitteo, Teseo aveva manifestato da giovanissimo un coraggio eccezionale. A soli setti anni aveva incontrato il “suo eroe” Eracle che era venuto in visita a Trezene. Durante il pasto Eracle si era tolto la pelle di leone e tutti i bambini presenti al banchetto, pensando fosse un animale vivo, erano fuggiti atterriti. Tutti tranne Teseo che si era prontamente alzato per colpire la stuola. Da lì a pochi anni, avrebbe sollevato il grosso masso posto dal padre sopra i segni della sua discendenza e sarebbe partito per compiere una serie di imprese eroiche.

– MUSICA –

Teseo ha sedici anni quando lascia Trezene per giungere ad Atene. Mentre il nonno lo intima a viaggiare via mare perché più sicuro, Teseo, indossati i sandali del padre e impugnata la spada, si incammina per la via di terra consapevole dei pericoli che dovrà affrontare. Ha già la tempra dell’eroe. Sei sono i pericoli mortali che il giovane incontra lungo il suo viaggio, in forma di assassini e ladroni, esattamente la metà delle prove affrontate da Eracle. Teseo vince su tutti e realizzate le sue sei fatiche giunge ad Atene, dove la sua fama lo ha preceduto. Dopo un attentato alla sua vita lanciato dall’attuale moglie del padre, Medea, già sposa di Giasone, il giovane si ricongiunge con il padre e qui inizia una nuova fase della sua vicenda, quella incentrata sulla sua impresa più famosa: l’uccisione del Minotauro.

Per accompagnare la transizione vorrei parlarvi di un affresco proveniente da Ercolano che secondo me esprime efficacemente l’ideale eroico rappresentato dalla figura di Teseo. L’affresco è stato ritrovato in un edificio ricco di pitture e sculture che è stato identificato come un Augusteo, ossia un tempio dedicato al culto imperiale. Nella Roma antica, infatti, spesso gli imperatori venivano divinizzati e come tali venerati.

Il nostro affresco era collocato in una posizione centrale, in una delle due nicchie di fondo dell’edificio, subito dietro alla statua di bronzo del divinizzato imperatore Augusto in un nudo eroico. Significativamente, tra gli altri eroi inclusi in questi affreschi figurano Eracle ed Achille, a sottolineare il pedigree a cui appartiene il nostro Teseo. L’affresco di Ercolano raffigura Teseo nella sua impresa più famosa, ossia l’uccisione del minotauro. L’essere mostruoso giace morto ai suoi piedi mentre l’eroe è accolto dai baci e dagli abbracci di alcuni fanciulli, che rappresentano le vittime sacrificali ateniesi. L’eroe è completamente nudo per sottolineare come la sua perfezione fisica sia un riflesso delle sue virtù interiori, secondo la nota formula greca “kalòs kai agathòs” che si traduce come bello e buono.

Quello che attrae però la mia attenzione è lo sguardo del giovane. Non quello compiaciuto e confidente di qualcuno che ha appena sconfitto un nemico, ma uno sguardo assente, lontano, come di qualcuno che ha appena visto la morte in faccia. Effettivamente Teseo, entrando nel labirinto, era disceso in un mondo equiparabile a quello di Ade, dio dei morti, e il suo combattimento col Minotauro rappresenta l’eterna battaglia tra il bene e il male. Più guardo questa immagine e più la figura di Teseo mi ricorda per la posa a contrapposto, il corpo snello idealizzato, e lo sguardo pensoso la scultura del Davide di Donatello, oggi al museo del Bargello. Due eroi che hanno realizzato l’impossibile, guidati da una forza soprannaturale.

Teseo si era preparato alla lotta col Minotauro catturando il toro che devastava la pianura di Maratona, impresa che pare avesse compiuto subito dopo l’arrivo ad Atene. Anche il suo rapporto piuttosto ambiguo con Arianna è preceduto da una serie di azioni davvero poco eroiche compiute dall’eroe ateniese e che gettano un’ombra inquietante sulla sua figura. Si tratta di rapimenti e violenze perpetrate nei confronti di un certo numero di donne, che cadono vittima del desiderio capriccioso di Teseo, un seduttore che prende quello che vuole quando gli pare. I narratori antichi non sono concordi riguardo alla cronologia degli eventi ma questi sembrano susseguirsi con una certa costanza all’interno della vita dell’eroe.

Il primo episodio appartiene alla serie di fatiche compiute durante il viaggio verso Atene. Dopo aver ucciso Sinide, il ladrone, imponendogli la sua stessa tortura – costui legava gli stranieri a due pini piegati e poi li lacerava lasciando andare gli alberi – Teseo aveva rincorso la figlia di costui, descritta come straordinariamente bella. Invano la ragazza aveva cercato di nascondersi sotto le piante del giardino…La giovane venne letteralmente catturata dalle parole suadenti dell’eroe. 

La vittima successiva fu Ippolita, o secondo altre fonti Antiope, regina della Amazzoni. La vicenda di Teseo e delle Amazzoni è complessa e varia a seconda degli autori. Alcuni narrano che Teseo si fosse recato nella terra di queste donne guerriere come aiutante di Eracle, lì giunto per prendere il cinto della regina, altri sostengono che fu lui a guidare l’impresa. Qualunque sia la versione più credibile, rimane il fatto che la storia delle Amazzoni e la successiva guerra che scoppiò tra queste e gli ateniesi rappresenta simbolicamente una battaglia per la supremazia del sesso maschile su quello femminile. Teseo aveva rapito la regina della Amazzoni oppure l’aveva sedotta, e questo causò la furia delle sue compagne e la conseguente battaglia. La regina finì col sposare il suo rapitore e gli diede un figlio, Ippolito, la cui vita terminò tragicamente come vedremo. 

Ma la triste serie di rapimenti e di soprusi non termina qui. L’amicizia tra Teseo e Piritoo, un altro eroe dell’Attica, fa da cornice a due veri e proprio atti criminali. Senza alcuna motivazione eroica, mossi solo dal loro desiderio di possedere delle belle donne, i due compagni decidono di rapire le due figlie di Zeus, Elena, la futura Elena di Troia, e Persefone, sposa del dio degli inferi. La cosa più sconcertante è come la loro azione viene presentata e giustificata, come una bravata tra amici, in un modo spaventosamente simile a come vengono concepiti da una parte dell’opinione pubblica recenti casi di stupri di gruppo compiuti da giovani italiani. Il problema è che Elena, quando viene rapita da Teseo, ha soli dodici anni mentre, in una versione della storia, l’eroe ne ha cinquanta. Le due imprese non hanno un lieto fine. Elena, con la quale sembra che Teseo si sposi e abbia una figlia, viene salvata dai suoi fratelli gemelli, i Dioscuri. Per quanto riguarda Persefone, sia Teseo che Piritoo vengono ingannati e catturati dal marito della donna, il dio Ade. Mentre Piritoo sarà costretto a rimanere nel mondo dei morti, Teseo verrà invece liberato dall’amico Eracle.

Possiamo forse leggere questo fatto come una rinascita? Una seconda possibilità? Sia che queste vicende precedano o si susseguano a quanto avvenuto con Arianna, non mi sembra che Teseo abbia imparato molto dalle sue esperienze.

– MUSICA –

Considerato tutto quello che vi ho raccontato finora, mi fa un po’ sorridere pensare a come Teseo venga rappresentato nel dipinto attribuito al maestro dei Cassoni Campana e oggi conservato ad Avignone, nel Musée du Petit Palais, si tratta di un’opera destinata a decorare un cassone, un mobile molto pregiato che nel Rinascimento fiorentino veniva commissionato come dono di nozze alla sposa e che era destinato a contenere l’abito nuziale e altri oggetti legati alla dote. Curiosamente la scena rappresentata è stata quindi concepita per un pubblico femminile. Il mito antico ha perso tutti i suoi connotati caratteristici, costumi ed ambientazione sono quattrocenteschi.

Come spesso accade in questi cassoni, la storia è divisa in vignette successive e quindi i protagonisti appaiono più di una volta all’interno dello spazio pittorico. Partendo da sinistra, vediamo Teseo che approccia Arianna e la sorella Fedra sul portico di un elegante palazzo. Teseo ricompare poi al centro mentre si incammina verso il labirinto dove all’entrata le due sorelle lo attendono per svelarne i misteri. L’esito della vicenda è rappresentato da Teseo che, nel cuore del labirinto, sconfigge il Minotauro (qui ritratto però come un centauro, simbolo di lascivia) e poi dall’eroe che si avvia verso la nave tenendo per mano Arianna e sorella. In questo dipinto Teseo viene presentato come un guerriero senza macchia, una sorta di cavaliere medievale, un salvatore di donzelle. Nulla potrebbe essere più lontano dai fatti.

Quello stesso cavaliere impavido, poco dopo aver sedotto Arianna la abbandonerà nell’isola di Nasso, totalmente ingrato per l’aiuto offertogli dalla principessa cretese senza il quale non sarebbe mai riuscito a sopravvivere nel combattimento col Minotauro. Teseo sarà anche causa della morte del padre che si getterà da una rupe in mare – il mare Egeo dal suo nome – dopo che il figlio si era dimenticato di issare la vela bianca in segno di vittoria. Sembra che questa smemoratezza sia stata una punizione divina inflitta all’eroe dopo la maledizione lanciatagli da un’Arianna disperata.

Al rientro ad Atene, tuttavia, Teseo è accolto come un eroe, come un salvatore. Ha sconfitto la grande potenza dei mari, Creta, ha sostenuto varie prove per dimostrare il suo coraggio. È pronto a diventare il sovrano illuminato osannato nella storia di Atene per secoli. Nelle sue Vite Parallele, Plutarco paragona Teseo a Romolo in quanto entrambi furono i fondatori di due potenti città, rispettivamente Atene e Roma, centri della civiltà antica. 

Come narra Plutarco:
“Dopo la morte di Egeo egli escogitò un grande e meraviglioso disegno: riunì insieme tutti gli abitanti dell’Attica in un’unica città, facendo di quelli che fino allora vivevano sparsi qua e là e che difficilmente potevano essere convocati per trattare i problemi di comune e generale interesse, un popolo solo compreso in un unico Stato, mentre prima si dava anche il caso che fossero in discordia e in guerra fra loro.”
Non solo, Teseo abbraccia la democrazia e rinuncia al titolo di sovrano: il suo ruolo sarà quello di comandante in guerra e custode delle leggi.

Nonostante negli anni della maturità Teseo abbia acquisito una certa saggezza non smette di fare degli errori. Quando la moglie, Fedra, si innamora perdutamente di Ippolito suo figlio – avuto dalla regina delle Amazzoni – Teseo compie un errore di giudizio piuttosto eclatante. L’amore di Fedra per Ippolito o, meglio, l’infatuazione sfrenata e inappropriata per il figliastro, ricorda da vicino l’errore commesso precedentemente dalla madre Pasifae che non aveva saputo contenersi. La regina si confessa al giovane sicura che sarà corrisposta e quando questo, fedelissimo ad Artemide, la respinge con disgusto, un misto di odio e di paura la spinge a vendicarsi di lui, l’oggetto del suo desiderio. Fa credere al marito di essere stata assalita da Ippolito e Teseo cade nella trappola. Maledice il figlio e lo caccia da Atene, chiedendo al padre Poseidone di causarne la morte. Il giovane innocente muore ucciso in un incidente durante la fuga. Poco dopo anche Fedra si uccide impiccandosi, divorata dal senso di colpa e dalla vergogna.

E che fine fa Teseo? Il nostro eroe non muore ricoperto di onori e rispettato come dovrebbe. Scappato da Atene, in seguito all’ostilità dimostratagli dai suoi stessi concittadini, cerca ospitalità presso Sciro dove viene ucciso da quello che credeva un amico, il re Licomede, il quale lo fa precipitare da un’alta rupe. Molto più tardi il suo corpo verrà ritrovato e seppellito ai piedi dell’Acropoli.

Solo dopo aver conosciuto la vita intera di questa figura eroica straordinariamente contraddittoria possiamo comprendere appieno il capolavoro dello scultore polacco Igor Mitoraj, attualmente in esibizione nella suggestiva cornice della Sicilia. Il suo “Teseo screpolato” si staglia sull’imponente mole dell’Etna condividendone il senso di grandiosità. Questo ritratto tridimensionale di Teseo è imponente e grandioso, a sottolineare l’eroismo del soggetto, ma allo stesso tempo fragile, sofferente, profondamente umano. Le crepe che solcano profonde il bel colosso non ne mutilano la bellezza, ma ne mettono in evidenza la vulnerabilità e transitorietà. Come afferma lo stesso artista “Il vero eroe è quello che sa perdere. Per questo nelle mie sculture creo sempre dei guerrieri che recano evidente il segno della ferita.” Questo Teseo è consapevole della sua fallibilità, degli errori commessi, sa che non potrà mai essere perfetto, porta su di sé i segni delle sue vittorie e dei suoi fallimenti. Per questo guardandolo proviamo un senso di ammirazione, rispetto, compassione e una forte empatia. Il Teseo di Igor Mitoraj, con la sua contenuta malinconia, ci ricorda che nessun eroe può essere senza macchia. Per definizione, ogni essere umano è fallibile, ma questo non significa incapace di compiere atti eroici quotidiani. Anche un semplice atto di altruismo può redimerci. 

Il vero eroe quindi chi è? È un essere umano che non teme di mostrare la sua fragilità ma che non fa di questa una corazza dietro a cui nascondersi per non agire. È colui che spinge i propri limiti mentali e fisici per dimostrare a tutti, che ognuno di noi è capace di compiere un atto eroico, piccolo o grande che sia.

Opere: Teseo liberatore, affresco romano da Ercolano, 45-79 d.C.; Teseo e il Minotauro, Maestro dei Cassoni Campana, 1510-15, Musée du Petit Palais, Avignone; Teseo screpolato, Igor Mitoraj, 2011

Musiche: Händel, Teseo, HWV 9 (1713), Ouverture; Guillermo Ruano, Teseo, poema sinfonico, 2009; Foo Fighters, Hero, 1997.

Musiche nel podcast: Charles Chaitman

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Eveline Baseggio

Born and raised in Treviso, Eveline is an art historian in Italian Renaissance and Baroque art who completed her Laurea Triennale and Specialistica in Conservazione dei Beni Culturali at Ca’ Foscari University of Venice, where her passion for Venetian art originated. In 2017, she completed her Ph.D. in Renaissance and Baroque Art at Rutgers University with a dissertation on Venetian Renaissance sculpture, which she is now turning into a book.

Eveline has worked in a number of art museums in New York and New Jersey (The Frick Collection, The Metropolitan Museum of Art, and the Zimmerli Art Museum) in different departments with a variety of roles, such as fellow, docent, and lecturer. She has also taught in various contexts, first at Rutgers University as a teaching assistant, a member of the Rutgers Early College Humanities program, and more recently, as an adjunct Professor at the Fashion Institute of Technology. During the pandemic, Eveline has begun offering online webinars sponsored by Friends of FAI, The National Arts Club, and Collina Italiana.

In her classrooms, lectures, and her Podcast, she aims to make art history accessible, useful, and engaging by using masterpieces from the past as a way to raise awareness about today’s critical issues.

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