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Ascolta l'arte e mettila da parte
di Eveline Baseggio
LEONARDO - SECONDA PARTE
"UN TAVOLO PER 13"
17 febbraio 2025
USCITA N.8
Nel mio ultimo episodio ho analizzato il Cenacolo di Leonardo concentrandomi principalmente sulla figura di Gesù. Oggi invece parleremo degli apostoli e di come Leonardo ha saputo presentare le loro personalità con grande introspezione.
Nelle ultime cene che precedono quella di Leonardo, solitamente non è facile identificare i vari invitati alla mensa. Mentre alcuni degli apostoli, come Pietro, Giovanni e Giuda, sono facilmente riconoscibili attraverso i loro gesti o fisionomia, che ripete un’iconografia precisa, altre figure rimangono anonime. Nel caso di Leonardo, invece, è stato facile per gli studiosi riconoscere precisamente chi sia ciascun commensale e questo per due motivi principali. Il primo, perchè Leonardo stesso ci ha lasciato nei suoi scritti degli studi delle varie figure con tanto di annotazioni preziose per comprendere alcuni dei gesti. Secondo, perchè è stata ritrovata una copia anonima del Cenacolo risalente al sedicesimo secolo, nella chiesa di Sant’Ambrogio a Ponte Capriasca, con i nomi dei dodici apostoli iscritti in una cornice sotto l’immagine principale. Usando l’originale leonardesco e l’anonima copia, analizziamo insieme chi sono queste figure e cosa stanno esattamente facendo.
Leonardo è riuscito a dare al suo Cenacolo un senso di coesione tra le varie figure senza precedenti. Un intreccio sapiente di gesti ed espressioni lega insieme gli apostoli sia fisicamente che psicologicamente. Ecco che dopo esserci soffermati sull’isolamento della figura piramidale di Gesù che troneggia al centro della lunga tavolata, notiamo che gli altri dodici commensali sono divisi a gruppi di tre e distributi a due a due ai lati del maestro.
Iniziamo la nostra lettura dalla parte sinistra del dipinto, che coincide con la destra di Gesù e pertanto è considerata la parte più importante della scena.
Il primo personaggio che incontriamo è Giovanni, l’apostolo beneamato, immediatamente accanto a Gesù, come ci si aspetterebbe. Contrariamente a quanto avviene in altre ultime cena, non è appoggiato al petto del maestro ma piega la testa per sentire quello che Pietro ha da dirgli. Lo sguardo è abbassato come in segno di mestizia e le mani intrecciate nella posa nota come “in pettine” per dimostrare il proprio cordoglio. Giovanni è ritratto esattamente nella stessa posa anche nella Crocifissione di Donato Montarfano, subito di fronte al Cenacolo leonardesco. Il gesto, curiosamente, ritorna, quasi un secolo dopo, nella Cattura di Cristo dipinta da Caravaggio, oggi visibile alla National Gallery of Ireland. In questo caso è Gesù a riprorre il gesto di Giovanni e la profonda tristezza della sua figura ricalca da vicino quella del Gesù leonardesco. È probabile che l’artista barocco avesse visto e ammirato il Cenacolo di Leonardo. Un altro dettaglio che accomuna il dipinto di Caravaggio con quello di Leonardo è la vicinanza tra il volto di Giovanni, che nel dipinto barocco scappa gridando, e quello di Giuda, che ha appena baciato, e così tradito, Gesù. I due ritratti si contappongono, proprio come in Leonardo, con la differenza che nel Cenacolo tra di loro non c’è il viso del maestro, ma quello di Pietro.
La figura di Pietro è tra quelle che spicca di più all’interno del Cenacolo. Innanzitutto il suo volto si staglia contro quello di Giuda, dal quale si distingue per l’incarnato più chiaro. Con questo espediente, Leonardo sottolinea immediatemente il contrasto tra Pietro, l’apostolo più autorevole del gruppo, e Giuda, il traditore. In un certo senso però, egli mette in luce anche le affinità tra le due figure, visto che Pietro non è proprio uno “stinco di santo.” Questa è un’espressione che in italia usiamo in senso ironico per definire una persona dalla moralità certamente ecceppibile. Tradizione vuole che Pietro sia stato scelto come successore di Gesù. Questa interpretazione è basata su un episodio narrato nel vangelo di Matteo (16, 13-20). Duranta la predicazione in Cesarèa, Gesù si rivolge ai suoi discepoli per chiedere chi pensano che lui sia. Pietro, che all’epoca si chiamava ancora Simone, risponde: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente.” A questa risposta Gesù, entusiasta, replica: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa…A te darò le chiavi del regno dei cieli.” Ai padri della prima chiesa cristiana è bastato questo per stabilire che Pietro fosse stato scelto come rappresentante di Gesù in terra, dopo la resurrezione, nonchè come capostipite dell’istituzione papale, in quanto primo Papa. Effettivamente Pietro ha un ruolo preponderante all’interno dei vangeli canonici – il suo nome è quello che compare più spesso – ed, insieme a Giovanni e suo fratello Giacomo, fa parte della cerchia di apostoli più vicini a Gesù. Ma la figura di Pietro è molto più complessa di quello che sembra e Leonardo ne coglie le sfumature appieno.
All’annuncio del tradimento da parte di Gesù, Pietro reagisce in modo impulsivo. Seguendo il racconto dal vangelo di Giovanni, Pietro apostrofa subito Giovanni perchè si faccia dire chi sia il presunto traditore ed è gia pronto all’azione. Il suo sguardo non è capace di celare la rabbia che prova e con la mano destra tiene un coltello puntato in direzione opposta a Gesù, come per dimostrare la sua prontezza ad intervenire. Ed infatti, di lì a breve, durante la cattura del maestro, Pietro ferirà con una spada, Malco, il servo del grande sacerdote venuto ad arrestare Gesù, e verrà da lui stesso severamente ripreso per la sua azione violenta. Poco prima, quando erano ancora a cena, Pietro era intervenuto almeno due volte con esclamazioni inappropriate per le quali Gesù lo rimprovera. Quando questi si appresta a lavare i piedi ai suoi discepoli, per dare loro l’esempio concreto dell’amore e cura reciproca e del disprezzo delle gerarchie, Pietro, in un primo momento, rifiuta di farsi servire dal maestro. Quando, poco dopo Gesù annucia la sua dipartita e aggiuge che per il momento non potranno seguirlo, Pietro immediatamente reclama: “Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!” Per tutta risposta, e per dimostrargli quando impreparato lui sia, Gesù gli profetizza: “Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte.” Anche l’integerrimo Pietro cade nel peccato e tradisce Gesù negando di conoscerlo. Ecco che, quindi, il suo accostamento a Giuda non è del tutto fuori luogo.
La decisione di Leonardo di mettere Giuda a tavola con gli altri discepoli è inconsueta. Il traditore è comunemente rappresentato dall’altra parte della tavolata, isolato dal resto della comitiva. Anche se oggi il volto di Giuda appare deforme, sembra che originariamente la sua fisionomia fosse più dignitosa e non così dissimile da quella dei suoi compagni. In fin dei conti, anche lui era un seguace di Gesù. Il fatto che Leonardo umanizzi, invece di deturpare, il volto di Giuda e non lo separi dagli altri apostoli, potrebbe essere il segno di una lettura meno critica e più conciliante di questa figura. In fin dei conti, nonostante il libero arbitrio, era stato stabilito da Dio che suo figlio sarebbe stato tradito da uno dei suoi amici, il destino di Giuda era già segnato: la sua azione era prevista come parte integrante del disegno divino.
Un’altra spiegazione potrebbe essere che Leonardo, volendo tradurre letteralmente il testo di Giovanni, lasci Giuda al suo posto perchè, anche dopo essere stato identificato da Gesù (con un pezzo di pane) ed essere uscito dalla stanza per compiere il misfatto, gli altri apostoli ancora non hanno capito realmente cosa Giuda fosse andato a fare. È l’immancabile borsa con i denari, che impugna con la destra, e il sale che fa cadere sul tavolo, un noto segno negativo, che svelano le intenzioni di costui.
Non appena lasciamo la triade forse più importante presente a tavola – quella composta dall’apostolo adorato, il prescelto e il traditore – ci imbattiamo in una figura che assomiglia decisavemente a Pietro. Egli è Andrea, fratello di Pietro, noto come il primo apostolo. Andrea era stato un seguace di Giovanni Battista e, non appena costui aveva identificato in Gesù il messia, era corso ad annunciare la buona notizia al fratello e aveva subito seguito il Cristo. Sebbene sia stato tra i primi sostenitori di Gesù e il fratello di uno degli apostoli più importanti, Andrea rimane una figura secondaria, alle spalle di Pietro, come lo raffigura Leonardo. Il suo sguardo e il gesto delle mani alzate indicano lo stupore che prova al momento della rivelazione di Gesù ma forse alludono anche al suo martirio: Andrea sarà infatti crocifisso come il fratello Pietro. Entrambi chiederanno che lo loro croci siano posizionate diversamente da quella del maestro.
Il giovane accanto ad Andrea è Giacomo Minore. È rappresentato mentre poggia una mano su di lui e su Pietro come se volesse calmarli. Giacomo veniva chiamato il giusto per l’integrità severa della sua vita e infatti rimane piuttosto tranquillo nel trambusto generale. Forse era figlio di Maria Cleofa, una delle donne presenti alla crocifissione e anche al sepolcro, e per questo alcuni ritengono sia stato il primo apostolo a vedere la tomba vuota. Se così fosse, lui e il fratello Taddeo sarebbero cugini di Gesù e questo spiegherebbe la sua somiglianza con il messia. Secondo gli Atti degli Apostoli (15, 13), dopo il martirio di Giacomo Maggiore nell’anno 42 e la partenza di Pietro, Giacomo diviene capo della comunità cristiana di Gerusalemme, dove eventualmente viene ucciso a seguito di una sollevazione popolare istigata dal sommo sacerdote.
Bartolomeo chiude il gruppo degli apostoli forse meno nominati nelle sacre scritture. È curioso che i tre siano rappresentati tutti di profilo, una accando all’altro, quasi fossero una voce all’unisono. Solitamente noto col nome di Bartolomeo, solo nel vangelo di Giovanni viene chiamato Natanaele, ed è sempre in questo testo che ci viene raccontato l’unico episodio di cui è protagonista. Siamo nel primo libro del vangelo di Giovanni e Gesù ha iniziato a chiamare a sé i primi apostoli. Tra questi c’è Filippo, amico di Natanaele, che subito va ad informare l’amico. Ma Natanaele è scettico, inizialmente, ed esclama “Da Nazareth può mai venire qualcosa di buono? (Giovanni 1, 46). Non appena incontra Gesù, però, cambia idea repentinamente. Gesù si rivolge a Natanaele come se lo conoscesse nell’intimo, spiazzandolo completamente: “Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità. (Giovanni 1, 47).” Bastano quelle parole per far breccia nel cuore di Bartolomeo. Da quel momento egli diventa un seguace di Cristo e in nome suo subirà uno dei martiri più atroci: verrà scuoiato vivo.
Il primo apostolo che si trova subito alla sinistra di Gesù, in posizione opposta a Giovanni, altro non è che suo fratello Giacomo Maggiore. Entrambi pescatori, proprio come Pietro e il fratello Andrea, avevano un business fiorente con il padre Zebedeo. La loro madre, Maria Salomé, sembra fosse sorella della Vergine Maria, da che ne deduciamo che essi erano cugini di Gesù. Questo spiegherebbe la loro posizione centrale nel dipinto, subito accanto a Cristo, e anche il ruolo importante che svolsero all’interno della sua missione.
Giovanni, infatti, l’apostolo benemerito, rimase a fianco del suo maestro fino alla fine, ai piedi della croce, dove spesso è rappresentato. Gesù non solo gli affiderà le cure della madre Maria ma garantirà a Giovanni una lunga vita: infatti lui è l’unico tra gli apostoli a non morire per martirio. Diverso sarà il destino del fratello Giacomo. Dopo la morte di Gesù, egli si reca in Spagna a predicare, dove in un momento di sconforto ha la prima visione mariana. La vergine, che era ancora viva e nelle cure del fratello Giovanni, gli appare mentre pregava circondata da migliaia di angeli e davanti ad una colonna. Essa incoraggia Giacomo assicurandogli che la sua predicazione darà molti frutti e gli chiede di costruire una chiesa nel luogo dove era apparsa: questa è la Basilica di Nostra Signora del Pilar. La profezia di Maria si rivelò veritiera. Dopo aver predicato in Spagna, Giacomo tornò a Gerusalemme dove viene catturato e decapitato dal re Erode Agrippa (suo nonno era Erode il Grande), compagno di baldorie a Roma del giovane Caligola. Il suo corpo però viene trasportato dai suoi discepoli in Spagna dove diventerà oggetto di un fervido culto. Parliamo di Santiago di Compostela, una delle più importanti mete di pellegrinaggio insieme a Roma e Gerusalemme.
Leonardo immagina Giacomo come un alter ego di Gesù, tanto gli somiglia. Il suo gesto con le braccia spalancate e la bocca aperta rivela la sua natura ardita e appassionata, che ricorda quella di Pietro. Proprio in virtù del suo carattere forte, Gesù lo aveva soprannominato, insieme al fratello, come figlio del tuono. Ed è come tale che Leonardo lo ritrae.
Alquanto concitati sono anche i gesti e le espressioni dei due apostoli subito alle spalle di Giacomo Maggiore. Si tratta di Filippo e Tommaso. Nel testo di Giovanni, entrambi intervengono e prendono la parola durante l’ultima cena rivelando aspetti interessanti della loro personalità. Partiamo da Tommaso, l’inquisitore, colui che con quel dito puntato più tardi metterà le mani nelle carni di Gesù per attestare la sua resurrezione. È interessante notare come la sua posizione sia simmetrica a quella di Pietro (tutti e due accanto ai fratelli del tuono), col quale ha parecchio in comune. Entrambi sono gli apostoli più rappresentati nell’arte e quelli più vicini a noi per la loro natura imperfetta. Nelle loro azioni, Pietro e Tommaso continuamente dimostrano come avere fede non sia facile, neppure per loro che hanno conosciuto il Cristo! Proprio durante l’ultima cena, quando Gesù parla del regno del padre, Tommaso dimostra di non capire a cosa si riferisca e riceve una tra le risposte più belle ed importanti di tutte le sacre scritture. Riportiamo di seguito il brano per intero. Parlando del regno del Padre, Gesù commenta:
“Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi…
Gli disse Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?”. Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto” (Giovanni 14, 1-7).
Quell’indice verso il cielo sta forse ad indicare il regno dei cieli, dove Gesù sta per andare ad incontrare il Padre. È anche un segno evidente della curiosità di cui è animato Tommaso, che si legge anche nel suo sguardo, e che lo accomuna a Leonardo. Non c’è stata infatti nella storia figura più curiosa del celebre artista che sembra amasse andare in giro con aria inquisitiva, facendo domande e puntanto il dito verso tutto ciò che lo interessava. Per questo alcuni studiosi hanno suggerito che dietro il volto di Tommaso si celi un ritratto di Leonardo.
Continuando nella lettura del vangelo, il prossimo apostolo ad intervenire, subito dopo Tommaso, è proprio Filippo, non a caso rappresentato accanto a lui. Filippo, similmente a Giacomo, è colto in una posa molto patetica. Con il volto segnato dal dispiacere si porta le mani al petto, aprendosi la veste. Sembra voglia rivelare il suo cuore a Gesù e dimostrare la sua innocenza. Oppure il suo gesto può essere letto come un segno dell’esasperazione che prova per l’incapacità di comprendere le parole di Cristo. Nonostante l’illuminante risposta ricevuta da Tommaso, Filippo continua a non capire. Alla sua domanda, un pò ingenua, Gesù risponde con una punta di ironia e forse frustrazione:
“Signore, mostraci il Padre e ci basta”. Gli rispose Gesù: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? (Giovanni 14, 8).
Questo lato del tavolo appare quello con i personaggi più turbati. L’ultimo gruppo sulla sinistra, che comprende Matteo, Taddeo e Simone, non si rivolge neppure a Gesù ma è chiuso in sé stesso in una conversazione piuttosto accesa. Simone e Taddeo sono seduti vicini perchè, come vuole la tradizione, avrebbero predicato insieme e oggi condividono la sepoltura a San Pietro. Il fatto che Simone sia di fronte a Matteo è interessante perchè essi rappresentano gli opposti. Simone è uno zelota, un arduo sostenitore della religione ortodossa, e la loro era una setta violenta che programmava di far cadere l’impero romano. Matteo, invece, si era messo dalla parte dei romani, lavorava per loro e così facendo aveva tradito la sua gente. Il fatto che Gesù li abbia scelti entrambi è un segno importante del suo programma di evangelizzazione che doveva includere tutti, non importa il loro stato sociale, il loro passato, o la gravità dei loro peccati.
Taddeo, forse un cugino di Gesù, è seduto simmetricamente al fratello Giacomo Minore dal lato opposto della tavola, sono penultimi agli estremi. Anche lui rivolge una domanda a Gesù nell’ultima cena “perchè non ti manifesti al mondo?”, “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui,” è la risposta di Gesù (Giovanni 14, 22-23). Forse i tre stanno discutendo come proteggere Gesù e questo spiegherebbe la loro discussione concitata. Un’altra possibilità è che il dialogo tra i tre apostoli all’estrema sinistra riprenda un altro passaggio del vangelo di Giovanni dove alcuni di loro ripetono le parole di Gesù interrogandosi sul loro significato: ‘Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire.” Domande che Gesù intercetta e alle quali risponde: ‘State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia” (Giovanni 16, 16-20).
E così si conclude il nostro viaggio attraverso le figure dell’Ultima Cena di Leonardo. Ogni apostolo è ritratto con una personalità unica, un passato individuale e un destino ben preciso. Eppure, sono tutti uniti dalla devozione per il loro maestro, inconsapevoli delle prove che li attendono. Nella loro vulnerabilità, incertezza e profonda umanità, ci appaiono sorprendentemente vicini—molto più di quanto potremmo pensare.
Forse è proprio per questo che continuiamo a osservarli, incapaci di distogliere lo sguardo. Studiamo le loro espressioni, i loro gesti, i loro dubbi, cercando non solo una comprensione storica, ma anche un riflesso di noi stessi. In fondo, la loro storia non è così diversa dalla nostra: un viaggio tra fede, paura e il desiderio di comprendere.
Opere: Leonardo da Vinci, Cenacolo, 1494-98, Santa Maria delle Grazie, Milano; Anonimo leonardesco, Cenacolo, 1550, Sant’Ambrogio, Ponte Capriasca; Donato Montorfano, dettaglio dalla Crocifissione, 1495, Santa Maria delle Grazie, Milano; Caravaggio, Cattura di Cristo, 1602 circa, National Gallery of Ireland.
Musiche: Lo spartito nascosto nel Cenacolo. Nel 2007, il tecnico informatico e musicista Giovanni Maria Pala, studiando la posizione della mani delle figure e dei pani disposti sul tavolo, ha scoperto una melodia nascosta nell’Ultima Cena di Leonardo; Hans Leo Hassler (1564-1612), Intrada IV; Vivaldi, Concerto n.4 in F minore, op. 8, L’inverno, Largo.
Musiche nel podcast: Charles Chaitman
LEONARDO – PRIMA PARTE – Leggi qui
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