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Ascolta l'arte e mettila da parte
di Eveline Baseggio
LA VOCE DI MEDUSA
15 ottobre 2024
USCITA N.5
Per introdurre la protagonista del nostro prossimo episodio, vorrei usare l’espressione “l’apparenza inganna.” Medusa è popolarmente conosciuta come la donna/mostro dai capelli di serpente, che aveva il potere di trasformare in pietra chiunque incontrasse il suo sguardo. Una figura terrificante, quindi, ma anche misteriosa, la cui storia cela profonde verità che vanno ricercate dietro alla facciata delle apparenze. Medusa era davvero un mostro?
Tra tutte le figure mitologiche che finora ho discusso, sono sicura che Medusa è la più familiare. Ognuno di voi l’ha probabilmente vista in varie occasioni, e non solo in siti archeologici o collezioni museali. Pensate al logo stesso di Gianni Versace, che ha scelto proprio questa figura di incantratice come marchio per le sue creazioni. Effettivamente l’immagine di Medusa ha il potere di incantare e di imprimersi nella mente dell’osservatore, per la frontalità e fissità che la caratterizzano, ma anche per la sua ubiquità. Medusa compare praticamente in ogni epoca e non solo in dipinti e sculture. Viene usata – oserei dire sfruttata – come motivo decorativo in una varietà straordinaria di oggetti. La possiamo notare negli elementi architettonici dei templi greco-romani, come gli antefissi; sul fondo di vasi e tazze di terracotta, come elemento sorpresa; in gioielli, soprattutto anelli e pendenti, ma anche in armature. Il motivo va ricercato non solo nella sua iconografia – una testa frontale dallo sguardo ipnotico – che ben si adatta ad oggetti di forma rotondeggiante, ma nel significato della sua figura. Come possiamo dedurre dal suo nome, che vuol dire protettrice o guardiana, la testa della Medusa ha un potere apotropaico, protegge dal male, lo vanifica pietrificandolo. Ora però dobbiamo cercare di capire da dove deriva questo potere.
Nella mitologia più antica Medusa era una delle tre Gorgoni, figlie di divinità marine primordiali. Si trattava di creature mostruose con ali d’oro, mani di bronzo, zampe potenti, come quelle di cinghiali, e serpenti intorno alla testa e alla vita a modi di cintura. Chiunque le guardasse perdeva la vita rimanendo pietrificato. Un esempio di questa antica iconografia si può trovare in un vaso attico a figure nere del VI secolo AC, oggi conservato al British Museum, dove Medusa, sola al centro, sta per essere uccisa dal giovane eroe sulla sinistra, che gira la volontariamente la testa per evitare il suo sguardo assassino. Medusa, infatti, a differenza delle sorelle era mortale e quindi poteva essere uccisa, ed è questo che aveva spinto l’eroe greco Perseo ad attaccarla. Era anche l’unica delle tre Gorgoni ad avere un bel volto come la madre, il mostro marino Ceto: ma torneremo su questo motivo più tardi. Vorrei concentrarmi un attimo sull’impresa eroica di Perseo.
Come quasi tutti gli eroi dell’antica Grecia, Perseo non nasce seduto sugli allori, tutt’altro. Sebbene avesse un ottimo pedigree, essendo figlio di Zeus e di una principessa mortale, trascorre l’infanzia e la prima giovinezza in esilio dalla sua Argo. Il sovrano, che era anche suo nonno, aveva ripudiato la figlia e il nipote a causa di una profezia che li vedeva come responsabili della sua futura morte. Perseo e madre allora trovano rifugio nell’isola di Serifo presso un umile ma generoso pescatore, il cui fratello è il tiranno locale, Polidette. Neppure in esilio i due riescono a vivere in pace. La bellezza di Danae è tale da attirare l’attenzione del sovrano Polidette, il quale decide di farla sua sposa e sbarazzarsi del figlio, chiedendogli un dono di nozze impossibile: la testa di Medusa.
Perseo, pur essendo il figlio di un dio, non ha l’esperienza e gli strumenti necessari per portare a termine una tale impresa. È grazie all’intervento divino che riesce a compiere l’impossibile. Si schierano al suo fianco la sorellastra Atena, dea della guerra, e il fratellastro Mercurio, messaggero degli dei, nonchè le ninfe Naiadi. Da questi ottiene gli oggetti magici che gli permetteranno di portare a termine la missione: un paio di calzari alati per volare nel luogo dove vivevano le Gorgoni, una terra lontana al di là dell’Oceano, dove comincia il regno della notte; uno scudo liscio e scintillante, per riflettere l’immagine di Medusa senza guardarla direttamente negli occhi; un mantello che rende invisibili, per sfuggire all’ira delle altre due Gorgoni; e un sacco dove custodire la testa recisa di Medusa. Rassicurato dal favore divino, il giovane parte per la sua avventura. Quando arriva nella grotta della Gorgone, la trova addormentata e riesce facilmente a decapitarla. Dal collo reciso del mostro nascono due creature che essa portava in grembo, l’eroe Crisàore e il cavallo Pegaso.
La scultura di Benvenuto Cellini realizzata nel 1554 circa per la Loggia dei Lanzi a Firenze, è forse l’immagine che coglie in modo più immediato la portata dell’atto eroico di Perseo ma anche il suo significato controverso. Eseguita dal maestro manierista su commissione del granduca di Toscana, Cosimo I, la scultura è prima di tutto un esempio eccezionale del virtuosismo tecnico di Cellini, che qui doveva confrontarsi con il Davide del Michelangelo e l’Ercole e Caco di Baccio Bandinelli, ma anche un manifesto politico della Firenze dei Medici che “trasforma” in pietra gli antichi ideali repubblicani rappresentati dalle figure di Davide ed Ercole. È stato osservato, infatti, dagli studiosi, come il bronzo del Cellini sia stato posizionato in modo strategico all’interno della piazza della Signoria, per dare l’impressione che Davide e Ercole siano catturati dallo sguardo della Medusa sorretta da Perseo.
Proprio come un Davide, anche la figura di Perseo troneggia sul corpo del mostro che ha appena sconfitto, spada alla mano, esibendo con un gesto trionfale la testa recisa. Il suo sguardo però non è fiero e compiaciuto come quello che uno si aspetterebbe dall’eroe, nel volto si legge un’espressione seria ed assorta. Forse Perseo prova un senso di rimorso per la sua azione? Forse si è reso conto che, dopo tutto, Medusa non era poi un mostro pauroso? È curioso che l’artista scelga di rappresentarla come una donna dai lineamenti dolci, con un viso pacato, quasi sereno. I serpenti sul suo capo si confondono con alcune ciocche di capelli ricci che somigliano molto alla capigliatura stessa di Perseo.
È proprio attraverso la voce di Perseo che Ovidio sceglie di narrare un aspetto della storia di Medusa che rimane sconosciuto a molti. Nel libro delle Metamorfosi, la scena si apre con Perseo che conversa al suo banchetto di nozze con Andromaca, figlia del re etiope Cefeo. L’eroe ha appena salvato la fanciulla dalle fauci di un mostro marino e i dignitari di Cefeo, incuriositi, gli chiedono di raccontare la sua impresa contro Medusa. Uno di loro domanda esplicitamente, perchè Medusa soltanto tra le sorelle avesse tra i capelli dei serpenti. Vale la pena riportare per intero la risposta di Perseo come scritta da Ovidio:
“Siccome chiedi una cosa che merita raccontare, eccoti il perchè. Medusa era di una bellezza meravigliosa, e fu desiderata e contesa da molti pretendenti, e in tutta la sua persona nulla era più splendido dei capelli. Ho conosciuto un tale che sosteneva di averla vista. Si dice che il signore del mare la violò in un tempio di Minerva: la figlia di Giove si voltò indietro e si coprì i casti occhi con l’egida, ma perchè il fatto non restasse impunito, trasformò i capelli della Gorgone in schifosi serpenti. Ancor oggi Minerva, per sbigottire ed atterrire i nemici, porta davanti, sul petto, i serpenti da lei stessa creati.”
Dal racconto di Perseo si possono ricavare molte informazioni utili e alquanto inquietanti riguardo alla Gorgone. Per prima cosa impariamo che Medusa non è sempre stata un mostro ma lo è diventata. La sua trasformazione in mostro va letta come una punizione per un atto sacrilego compiuto nel tempio di Minerva, o Atena, se vogliamo usare il suo nome greco. Peccato che quest’atto non sia stato compiuto da Medusa, ma dal dio del mare Poseidone! Medusa è quindi due volte vittima, prima della violenza di Poseidone e poi dell’ira di Atena, che non solo la sfigura ma poi usa la sua testa mozzata come emblema nel suo scudo. Era stato Perseo a consegnare la testa alla sorella divina, dopo averla usata lui stesso in molteplici occasioni, ed è da qui che deriva la funzione apotropaica del motivo della testa di Medusa. Nella gigantesca statua di Atena che un tempo era collocata nel Partenone, l’immagine di Medusa compariva per due volte nell’armatura della dea: nel pettorale e nello scudo.
Un altro aspetto molto importante che emerge dal mito di Medusa, soprattutto dal racconto di Ovidio, è il ruolo passivo di Medusa nella storia. La donna/mostro non agisce mai ma subisce. Non fa nulla per attrarre a sé l’attenzione di Poseidone. Non provoca la dea Atena, della quale era devota: in una versione del mito essa è addirittura una vergine nel tempio della dea, e cerca rifugio proprio lì quando attaccata da Poseidone. Anche quando viene uccisa da Perseo non reagisce, l’eroe l’attacca nel sonno e dal colpo letale nascono due creature, frutto dello strupro di Poseidone. Nessuna delle immagini che la ritraggono la fa vedere in azione, è sempre colta nell’atto di essere decapitata o come una testa mozzata. Nonostante la popolarità delle Metamorfosi di Ovidio, nessun artista del passato si è mai cimentato nel rappresentare la sua leggendaria bellezza oppure l’attacco subito da parte di Poseidone, o l’esito di questo. Solo il busto di Gianlorenzo Bernini del 1644-48, oggi conservato ai Musei Capitolini a Roma, rappresenta un’eccezione alla regola.
Questa straordinaria scultura, frutto del genio di uno dei più eccellenti artisti del barocco italiano, ha tutta la complessità di un’opera moderna. Bernini rinomato per la sua abilità di cogliere l’apice drammatico di ogni storia immortalandolo per sempre nel marmo, cattura qui il momento della trasformazione di Medusa, non solo visivamente ma anche emotivamente. Straordinario è il dettaglio delle ciocche di capelli che si stanno trasformando in serpenti, ricco di pathos è lo sguardo di Medusa che percepisce quello che le sta accadendo. Nel suo volto si legge tutta la disperazione del momento, un orrore misto a paura. Con grande abilità tecnica e sensibilità artistica, Bernini ci fa intravedere l’umanità di Medusa e quindi anche la sua fragilità.
Il fatto che la metamorfosi di Medusa sia stata scolpita nel marmo, implica tutta una serie di associazioni tra il mito e il potere dell’arte. In una poesia di Giovan Battista Marino, dalla sua Galeria (1630), Medusa stessa prende parola e le sue riflessioni vengono condivise con il lettore:
“Non so se mi scolpì scarpel mortale, / o specchiando me stessa in chiaro vetro / la propria vista mia mi fece tale.”
Questa poesia di Marino fu indubbiamente scritta per celebrare una scultura di Medusa, non quella di Bernini però, dal momento che fu realizzata molti anni dopo. È stato suggerito, tuttavia, che Bernini possa aver usato questi versi come ispirazione nella sua creazione e che abbia voluto rappresentare una “Medusa allo specchio,” ritratta nell’atto stesso di pietrificare sé stessa. In questo modo il potere illusionistico dell’artista, noto per rendere il marmo carne viva, riesce non solo a lasciare a bocca aperta l’osservatore e letteralmente a pietrificarlo, ma inganna il suo stesso soggetto, Medusa.
Oggi il mito di Medusa ha subito un’evoluzione decisiva e lo possiamo constatare nell’opera dell’artista argentino di origine italiana, Luciano Garbati. Nel 2008, Garbati ha realizzato un’immagine alquanto anticonvenzionale di Medusa, di cui una copia oggi è visibile nel giardino dirimpetto alla Corte Criminale della Contea di New York. Usando come modello la statua in bronzo di Cellini nella Loggia dei Lanzi di Firenze, l’artista ha completamente rovesciato la prospettiva del racconto. In questa nuova versione, Medusa è la trionfante.
Ferma, in piedi su un piedistallo, impugna con la sinistra la spada e con la destra la testa recisa di Perseo. La Medusa di Garbati e il Perseo di Cennini sono speculari ma i loro ruoli si sono invertiti: il “mostro” ha ucciso l’eroe. Il fatto che la Medusa di Garbati sia una donna attraente è un ulteriore richiamo alla scultura manierista, e un potente rimando visivo che è proprio quella stessa Medusa, ora, ad aver vinto. E, in effetti, nella scultura moderna la donna sembre essere la sopravvisuta di una dura lotta, corpo a corpo. Il suo volto è tirato, lo sguardo determinato ma esausto. Finalmente si è rivendicata dei soprusi subiti, finalmente ha trovato la forza di reagire; ma il suo atto di violenza è davvero giustificabile? Si è fatta giustizia o si è semplicemente trasformata da vittima in carnefice?
Questa interessante scultura ha provocato negli anni risposte molto diverse. C’è chi l’ha elevata a simbolo del #MeToo movement, un movimento nato per dare voce e forza alle donne vittime di abusi sessuali, proprio come la nostra Medusa. Ma c’è anche chi l’ha fortemente criticata. Alcuni per la scelta di soggetto, una donna bianca e avvenente, che certo non rappresenta l’intera popolazione femminile; altri per il fatto che l’artista sia un uomo e abbia messo il suo volto al posto di quello di Perseo, evidenziando così tutta una serie di implicazioni legate al suo sguardo maschile; altri ancora per il messaggio che l’opera lancia, quello di rispondere alla violenza con altra violenza.
Dal mio punto di vista, la scultura di Garbati, così come l’intera storia di Medusa, nelle sue varie ramificazioni, ci da l’opportunità per riflettere sulla posizione delle giovani donne nella nostra società che, purtroppo, non è molto differente da quella del nostro personaggio mitico. Se pensiamo bene, la Gorgone, come ho sottolineato prima, è vittima duplice. È innegabile che il male diretto, fisico, le venga imposto da due figure maschili, da una parte Poseidone, che la strupra, e dall’altra Perseo, che la uccide. Ma c’è una terza figura che agisce dietro le quinte, che infierisce emotivamente, che assiste a tutto, e che guida l’azione principale della vicenda, e questa è la dea Atena, una donna. Colei che dovrebbe proteggere Medusa, una vergine, si volta dall’altra parte e lascia che venga violentata. Non solo, la biasima per quella stessa violenza come se fosse stata lei a provocare volontariamente il desiderio irrazionale di Poseidone. È la stessa Atena, poi, che aiuta Perseo nella sua impresa eroica e che si assicura il bottino della vittoria: la testa di Medusa. Vi suona familiare?
Le giovani donne di oggi non solo devono combattere contro una società ancora fortemente patriarcale che direttamente o indirettamente le controlla ed influenza con stereotipi e ideali negativi. Ma devono difendersi anche dal pregiudizio, dalla gelosia e dal tradizionalismo delle donne più mature che si fanno spesso portavoci del maschilismo ancora preponderante. Come ripeto spesso alle mie studentesse, l’unico modo in cui le donne potranno davvero liberarsi dal radicato patriarchismo, non è combattendo gli uomini, ma trovando solidarietà e supporto le une nelle altre. Mi sono stupita di imbattermi nel mio stesso pensiero tra le righe del libro di Modesta dal Pozzo Zorzi (in arte Moderata Fonte), Il merito delle donne, scritto verso la fine del 1500. Immaginando un dialogo tra sette donne del patriziato veneziano – classe a cui lei stessa apparteneva – Modesta mette alla luce molti dei problemi, ancora attuali, della società patriarcale, con lo scopo di trovare una soluzione alla condizione opprimente delle donne. Quello che emerge dal suo testo non è un messaggio rivoluzionario o di ribellione, ma un invito alla solidarietà e condivisione tra le donne. Incoraggiando le donne a legarsi su valori ed esperienze comuni, a condividere le proprie conoscenze, Fonte suggerisce che, attraverso l’amicizia, le donne possono trovare libertà, indipendenza e il coraggio di affermare il loro giusto posto nella società. Non penso ci possa essere un messaggio più moderno ed attuale di questo!
La storia di Medusa, in conclusione, deve servire come un ammonimento. Non dobbiamo permettere al dolore subito di trasformarci in mostri. Non dobbiamo diventare spaventose o nasconderci dietro ad un metaforico scudo apotropaico per allontanare da noi il male. Alziamo la voce e facciamoci sentire, perchè non siamo sole nella nostra sofferenza e frustrazione. Ci sono altre donne là fuori come noi.
Opere: Vaso a figure nere con Perseo che attacca Medusa, periodo arcaico (550 b.C. circa), British Museum, Londra; Benvenuto Cellini, Perseo con la testa di Medusa, 1545-54, Loggia dei Lanzi, Firenze; Gianlorenzo Bernini, Medusa, 1644-48, Musei Capitolini, Roma; Luciano Garbati, Medusa con la testa di Perseo, 2008.
Musiche: Camille Saint-Saëns – Danse Macabre (1874); Jean-Baptiste Lully – Persée (1682); Anthrax – Medusa (1985); Kailee Morgue – Medusa (2017).
Musiche nel podcast: Charles Chaitman
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